Jorge Peris – Los pies de Judas

Per la sua prima personale da Pinksummer, Jorge Peris ha trascorso personalmente più di tre settimane in galleria a costruire un’imponente struttura (mi dicono pesi circa tre tonnellate) usando del sale come fosse calcestruzzo.

Inizialmente ho apprezzato la matericità della struttura (a prima vista sembra fatta di neve sporca) e il contrasto tra la solidità della sua forma e la fragilità del materiale con cui è costruita. Le crepe e i cedimenti attraverso cui spuntano frammenti di foglia d’oro.

Mi ha ricordato un imponente faro o una fortificazione, ho pensato a Buzzati ed alla fortezza Bastiani… solo girandole intorno mi sono accorto che in realtà si trattava di una enorme stufa o forno, con una stretta bocca alla base per introdurvi il combustibile ed un tubo in sommità per l’uscita del fumo. Confesso che questa scoperta mi ha un po’ deluso… sarà la ritrovata funzionalità, giustificata dalla necessità di essiccare con il calore il materiale costruttivo, sarà la presenza del tubo da stufa che gira per tre lati della sala prima di uscire all’esterno, ma l’effetto iniziale di grandiosità e imponenza ne è risultato un po’ diminuito. Una persona che era con me, con una sensibilità più raffinata della mia, mi ha fatto notare però che la struttura in questo modo può essere vista come un organismo vivente, è fatta di una materia inorganica per antonomasia che però in  qualche modo respira e reagisce alle condizioni di umidità e temperatura interne ed esterne. Il che tra l’altro dà senso alle colature, sgocciolature e accumuli di sale sciolto che appaiono qua e là. Altri particolari, come i cocci di vetro raccolti alla base, sembrano meno necessari, se non come richiamo a segni grafici geometrici che ricorrono anche negli altri lavori esposti, anch’essi coerenti con questa oscillazione tra vita e morte, lerciume e cristalli, umido e secco. Si tratta di una serie di illustrazioni tratte da vecchi testi di zoologia con interventi dell’artista fatti di colore e applicazione di frammenti di polpi e calamari poi lasciati essiccare e di un bastone incrostato, che appare come un relitto riportato dal mare.

Jorge Peris mi ha dato l’impressione di un artista sensibile, romantico punk che coltiva un rapporto particolarmente viscerale con le sue opere. In risposta alla domanda su cosa e come avesse determinato la forma di ciò che vedevo mi ha raccontato delle visite fatte da bambino ai cantieri di suo papà architetto e della conseguente ossessione per materiali e processi edilizi (qui mi sono ricordato di quando anni fa aveva interamente scrostato con una sabbiatrice le pareti della galleria Zero in via Ventura), dell’interesse per le architetture mediterranee e del fatto che ogni progetto nasca e maturi lentamente in relazione al luogo in cui viene realizzato. L’ultimo punto di questa spiegazione non mi ha convinto del tutto.