BOZZA PER UN MANIFESTO BANALE

Seminario “Progetti tentativi” Palazzo Ducale, Genova, 1998

Per il seminario Progetti tentativi, Gruppo A12 ha deciso di focalizzare la propria attenzione e le proprie energie su alcuni dei temi che sembrano oggi centrali ed inevitabili rispetto a qualsiasi tentativo, volto ad individuare le relazioni concettuali esistenti tra arte ed architettura.

Riassumendo sia i temi che il gruppo ha affrontato sia ciò che è stato prodotto durante il seminario, queste pagine assumono la forma di una bozza per un possibile, futuro, manifesto programmatico.

Gli intenti sui quali si basa la struttura del manifesto portano a suddividere questo in due parti ; una relativa all’arte in generale ed alla nostra personale visione di questa e del suo ruolo politico e sociale, che si pone come sfondo di riferimento alle nostre proposte ; e l’altra relativa all’architettura, ai suoi strumenti operativi, alla sua produzione e quindi al progetto.

1 Gruppo A12 non è interessato ad individuare le relazioni tra arte e architettura prendendo in considerazione solo i rapporti spaziali e figurativi che si instaurano tra prodotti dell’arte e prodotti dell’architettura. L’esercizio di trasposizione di alcune forme dell’arte o temi della ricerca intellettuale all’interno della produzione degli oggetti dell’architettura, abbastanza in voga negli ultimi anni, ci sembra riduttiva e poco interessante. Le equazioni architettura minimalista=Judd/Morris/SmithDecostruttivismo=Derrida-architettura del paesaggio=land-art appaiono banali e insignificanti nei contenuti.

2 Non interessa qui definire o, meglio, tentare di definire lo statuto disciplinare dell’architettura : è un arte ?, non è un’arte ? che tipo di attività è ? Per Gruppo A12 in questo momento esiste solo buona o cattiva architettura, esistono solo buoni o cattivi progetti.

3 Ciò che nella produzione artistica interessa maggiormente è il potenziale politico dell’arte, ossia l’attitudine di esprimere compiutamente una critica alla società ed alla realtà. Ci interessa quindi una valenza politica e progettuale dell’arte, intesa non solo per quanto pertiene alle arti visive, ma anche considerando sia le sue manifestazioni consolidate, dalla letteratura alla poesia, dal cinema al teatro, sia le nuove forme espressive della contemporaneità, il video, i nuovi mezzi digitali e la fotografia.

Questa valenza politica per Gruppo A12 acquista una sua pregnanza rispetto ad un possibile confronto con l’architettura.

E’ possibile tracciare una genealogia di artisti il cui lavoro si è interrogato sulle condizioni della vita contemporanea e sui problemi relativi al contesto sociale ed economico nel quale era immersa la loro attività. Il ruolo critico dell’arte è assunto da una trasfigurazione poetica e soggettiva della visione della realtà.

Spesso le loro opere rispecchiano anche una critica alla città, alle architetture della città ed ai modi di vita urbani : Walker Evans, Bertold Brecht, Marguerite Duras, Marcel Broodthaers, Martin Kippenberger, George Grosz, Franco Fortini, Diane Arbus, Pier Paolo Pasolini, Vito Acconci, Pablo Picasso,  Laurence Wiener, Living Theater, Robert Rauschenberg, Luis Bunuel, Robert Adams, Jean-Luc Godard, Kathe Kollwitz, Nancy Spero, Gordon Matta-Clark, Otto Dix, Fernand Leger, Roger Callois, Michelangelo Antonioni, Jeff Wall, Gerhard Richter, Bruce Nauman, Öyvind Fahlström, John Heartfield, Dan Graham, Louis-Ferdinand Celine, Luca Ronconi, Michelangelo Pistoletto, Samuel Beckett…..la lista potrebbe continuare.

4 Al fine di individuare quale possa essere il ruolo critico dell’architettura nel mondo contemporaneo e, al limite, se possa esistere tale ruolo, si rende necessario ricordare alcuni momenti che in questo secolo evidenziano un ruolo politico.

E’ possibile identificare nella componente utopica che caratterizza sia le avanguardie degli anni ’20, sia l’architettura radicale degli anni ’70 un elemento di forte critica al sistema, critica che però si esplica in maniera sostanzialmente diversa nei due periodi.

Se nel primo caso è leggibile nella produzione dei costruttivisti russi, dei primi funzionalisti, degli architetti espressionisti, un’intenzione di realismo e di realizzabilità, che mantiene nei loro progetti inalterati gli strumenti propri dell’architettura, nel secondo caso, ripensando al lavoro di Archigram, Superstudio, Archizoom, il disegno, non più sotteso da un’aspirazione alla realizzazione diventa lo spazio di espressione del politico, e ricade però nelle stesse logiche del mercato, diventando merce.

In ogni caso differentemente rispetto agli altri campi disciplinari l’architettura possiede una componente positivista sua specifica : ogni sua azione di progetto e quindi ogni sua rappresentazione prefigura un assetto di trasformazione futura e diversa dal presente.

5 Per Tafuri ogni componente eversiva dell’avanguardia viene recuperata ed inglobata all’interno delle logiche del capitale. Molti fallimenti confermano questa tesi.

Come è possibile allora immaginare una funzione critica del progetto di architettura, quale strumento disciplinare, analogamente a quanto avviene nella produzione artistica contemporanea ? Quale è il ruolo, anche politico dell’architetto rispetto alla società ?

Rem Koolhaas sostiene che in architettura l’unico problema del nostro tempo è quello di non parlare mai di problemi.

6 Le città si stanno trasformando : siamo in un’era post-industriale, neo-moderna, della globalizzazione, post-moderna, post-capitalista, neo-liberal. Poco importano le definizioni, le dinamiche alle quali assistiamo conducono spesso verso una riduzione ed impoverimento dello spazio e della vita che essa sia in città o altrove. La molteplicità dei soggetti e poteri che si trovano ad agire nei territori contemporanei appare non capace di costruire una forma ambientale decifrabile e a misura dell’uomo. O forse gli architetti non sono in grado di leggere le nuove modalità di vita e di creare adeguate forme corrispondenti.

7 Gruppo A12 ha identificato una serie di problemi legati alla trasformazione della città contemporanea, si tratta di una selezione superficiale e poco articolata, una lista aperta da definire con maggiore attenzione. E’ però una lista di fatti lampanti, visibili nella loro violenza.

Per ora i temi sono sette :

a– la ripetibilità degli oggetti, intesi come spazi o edifici, nella città contemporanea

b– il ruolo dell’architettura, intesa per lo più come mera produzione di immagini inespressive, di forme private di contenuto, di un significato che vada al di là dell’apparire gradevoli : il fine di buona parte dell’architettura contemporanea sembra essere quello di rivestire ogni edificio con una pelle attraente, ma di per sé insignificante.

c– la progressiva eliminazione dello spazio pubblico

d la sempre maggiore ridefinizione delle parti di città in aree monofunzionali (lì il terziario, lì il commercio a grande scala, laggiù la residenza)

e la mancata attenzione all’obsolescenza e trasformabilità degli oggetti, che siano spazi ed edifici

f la riduzione della relazione con gli elementi naturali a merce, a feticcio : il verde !

g la semplificazione della città a una sommatoria di enclaves protette ed escludenti.

8 Abbiamo tentato in questo seminario di esaminare gli ultimi tre temi con gli strumenti del progetto di architettura. Il vetrino da laboratorio sul quale esercitarsi è stato quello dell’area ex-Bocciardo a Marassi.

Si è trattato di tre progetti distinti, abbozzati nella loro schematicità e presi come pretesto per puntare l’attenzione su alcune tematiche. i temi possono essere riassunti in tre titoli : Natura, Paura, Tempo.

Qualora si agisca in condizioni di incertezza, senza una reale committenza, ci sembra che l’unico esercizio plausibile non sia quello di cercare di dare al meglio risposta a domande che nessuno ci ha rivolto, quanto quello di esplorare alcune problematiche e di verificare se il progetto sia uno strumento in grado di confrontarsi con queste e evidenziare le questioni.

Questi sono progetti che sollevano e lasciano aperte molte domande, che volutamente si concentrano in maniera dogmatica su uno e un solo aspetto delle complesse questioni urbane.

La modalità con cui si esplica il potenziale critico di questi progetti, consiste nella prefigurazione di scenari spaziali, architettonici e funzionali alternativi alle dinamiche che mettono sotto accusa, oppure alla sottolineatura, anche in maniera forzata delle sclerotizzazioni e dei luoghi comuni nelle pratiche di progettazione e costruzione degli spazi della città contemporanea.

Non sarebbe bello avere un giardino al terzo piano di un edificio ? perché per soddisfare il desiderio di un rapporto con la natura, devo ridurmi a banalizzarlo al punto di mettere gli alberi nelle vasche di cemento come fossero piante da giardino, e poi distribuirli in giro per la città ? perché non posso pensare ad uno spazio instabile disposto ad accettare il cambiamento ?

Riteniamo che uno spazio critico e politico per il progetto di architettura sia possibile qualora si mantenga un equilibrio, instabile e cangiante, tra una componente utopica, di cambiamento e miglioramento delle condizioni di vita attuali ed una attenzione alla fattibilità architettonica dei progetti.

Pensiamo che si debba rifuggire dagli stilemi, dalle mode, dai processi troppo certi e dai metodi troppo autocompiaciuti ; che spesso le richieste vadano demolite ed osservate prima di iniziare a rispondere, che ogni volta si debba ri-iniziare da capo e tentare di riformulare e ripensare i temi del progetto architettonico ; e che ogni volta le fasi ed i processi del progetto di architettura vadano reinventati.

Nel caso del progetto sulla paura l’intenzione è quella di verificare la definizione dei confini e della separazione tra gli spazi della vita e privata e di quella pubblica, per cercare di verificare alcune possibilità di frammistione tra chi vive stabilmente e chi solo attraversa certi luoghi.

Il progetto del tempo concentra la sua attenzione sulla definizione degli strumenti di disegno che possano nei luoghi del progetto molteplici opzioni di trasformazione e modificazioni d’uso, e che accolgano i processi di obsolescenza e degrado quali elementi del progetto.

Il terzo progetto, quello sulla natura tenta di recuperare, all’interno dello spazio pubblico e di quello privato, modalità di relazione con gli elementi naturali, nuove o dimenticate, che possano permettere agli abitanti delle città, una differente relazione con questi.

I tre progetti in questione non sono altro che la messa in evidenza di dinamiche, negative, in atto nella città e quindi la conseguente messa in opera di tre palinsesti spaziali e funzionali aperti, sui quali le persone possano proiettare il proprio immaginario, le proprie fantasie ed i propri desideri e nei quali possano riconoscersi. Pensiamo che il ruolo di una architettura politica e democratica sia solo quello di approntare lo sfondo, quasi teatrale, dove le persone possano rimettere in gioco la rappresentazione di se stessi.

Crediamo che questi progetti possano essere un miglioramento dell’esistente.

Una bozza di manifesto forse dovrebbe ripartire da uno slogan semplice quanto potente : “l’imagination au pouvoir”.

© gruppo A12 1998